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Incontri
(14-06-2006)
GIOVEDI 15 GIUGNO INCONTRO IN BIBLIOTECA A COMO SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE
GIOVEDì 15 GIUGNO ORE 20,30 PRESSO BIBLIOTECA COMUNALE DI
COMO,
PIAZZETTA VENOSTO LUCATI, 1 L'ASSOCIAZIONE CULTURALE CIRCOLO BLU -
CONSERVATORI EUROPEI PRESIEDUTA DA DAVIDE FENT ORGANIZZA L 'INCONTRO
SU :
LA RIFORMA COSTITUZIONALE PREVISTA DAL REFERENDUM
INTERVIENE
PROF. PAOLO ARMAROLI, Professore ordinario di diritto pubblico
comparato
presso la facoltà di scienze politiche dell'Università di Genova,
Editorialista de Il Giornale
PROF. NICOLò ZANON, Professore ordinario di Diritto
Costituzionale
presso l' Università Statale di
Milano
SENATORE ALESSIO BUTTI Direzione Nazionale di A.N.
AVVOCATO RICCARDO MANDELLI
Introduce
DAVIDE FENT Presidente Associazione Culturale Circolo Blu -
Conservatori Europei
INGRESSO LIBERO
[Sulla Costituzione la cattiva coscienza del centrosinistra
Paolo ArmaroliL’articolo 138 della Costituzione parla chiaro. Le
leggi
di revisione costituzionale «sono sottoposte a referendum popolare
quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda
un
quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque
Consigli regionali». Nonostante il centrosinistra per ben due anni e
passa abbia fatto il diavolo a quattro, il 16 novembre scorso il
Parlamento ha finalmente approvato la riforma costituzionale
presentata
dal governo Berlusconi nell’ottobre 2003. E così, per tigna, l’
opposizione ha voluto fare le cose in grande. La richiesta di un
referendum popolare, già che c’era, è stata avanzata da tutti i suoi
senatori e deputati, dai quattordici Consigli regionali a
predominanza
ulivista e ora è in corso la raccolta delle firme degli elettori.
Dunque
il referendum si terrà. Dati i tempi tecnici, presumibilmente a
giugno.
La trasformazione di quell’«o», del quale fa parola la disposizione
costituzionale sopra riportata, in «e» ha - si capisce - la sua brava
spiegazione. Come al solito, si vogliono mobilitare le masse come al
tempo delle «primarie» che hanno incoronato momentaneamente Romano
Prodi. In operazioni del genere l’Unione, o come diavolo la si voglia
chiamare, è maestra. Ma stavolta le cose non sembrano andare per il
verso giusto. Dopo i primi fine settimana nei quali la raccolta di
firme sembrava andare a gonfie vele, a quanto riportano vari giornali
si sta registrando un rallentamento preoccupante. E questo spiega la
mossa dell’infaticabile Bassanini e degli altri componenti del
comitato
promotore del referendum. Scambiando Ciampi per un santo patrono, e
prendendo così lucciole per lanterne, costoro giovedì hanno bussato
al
portone del Quirinale per denunciare l’assordante silenzio dei mezzi
di
comunicazione di massa sulla raccolta delle firme in atto. Mentre il
giorno prima un certo numero di volenterosi costituzionalisti,
guidati
da due presidenti emeriti della Consulta come Leopoldo Elia e Valerio
Onida, aveva diffuso un appello rivolto ai responsabili dei media
affinché non si rendano ulteriormente responsabili di «questa
inammissibile violazione delle regole che garantiscono l’esercizio
della sovranità popolare». Si potrebbe obiettare che la campagna
referendaria è ancora di là da venire e che il referendum, dati i
titanici sforzi di chi è risultato soccombente in Parlamento, si
svolgerà in ogni caso. Sia raggiunto o no il numero di firme
necessario. Ma sarebbe come abbaiare alla luna.Si dà poi il caso che
le
disgrazie per l’Unione non vengono mai da sole. Alla scarsa
partecipazione dei firmaioli in servizio permanente effettivo, si
aggiungono un paio di circostanze che dovrebbero far riflettere. La
prima è che il comitato promotore è guidato da Oscar Luigi Scalfaro.
Che un padre fondatore della suprema legge della Repubblica come lui
si
schieri a difesa della Costituzione, lo si può capire. Fatto sta che
essa prevede un regime schiettamente parlamentare. Mentre Scalfaro,
dopo un ineccepibile curriculum parlamentare, negli anni in cui
ricoprì
la carica di capo dello Stato interferì spesso e volentieri nell’
indirizzo politico di governo. Con il risultato di imprimere una
torsione presidenziale alla nostra forma di governo. E i cittadini
non
sono come lo smemorato di Collegno. La seconda circostanza è che
tutte
le forze politiche, nessuna esclusa, da oltre vent’anni dibattono
sugli
opportuni ammodernamenti da apportare alla nostra Carta repubblicana.
E
un pezzo da novanta dei Ds come Massimo D’Alema si è speso in prima
persona nel corso dell’ultima commissione bicamerale istituita ad
hoc.
Dopo tanto sproloquiare, com’è possibile fare una radicale
conversione
a U, soprattutto tenuto conto che la Casa delle libertà in Parlamento
ha recepito diverse istanze e non pochi emendamenti dell’opposizione?
Tutto questo nervosismo non è forse la conseguenza della cattiva
coscienza di chi dice «no» solo quando sta all’opposizione?
paoloarmaroli@tin.it
Autore: Davide Fent