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Teatro
(12-05-2006)
“Arsenico e vecchi merletti” di Elena Siri
Il testo teatrale di Joseph Kesserling è una commedia esilarante, dai meccanismi comici perfetti, dal ritmo incalzante e dai personaggi indimenticabili. La nota vicenda è quella di due anziane sorelle che affittano stanze nella loro casa e assassinano i clienti con lo scopo di compiere un’opera buona e terminare il loro viaggio nella vita. Il nipote le scopre e scoppia un divertente pandemonio.
Il grande pubblico lo sa e si aspetta un gran divertimento, conoscendo il testo grazie allo splendido film che ne trasse Frank Capra nel 1941.
Ma il mediocre allestimento realizzato dal Teatro Vittoria di Roma con la Compagnia degli Attori e Tecnici delude il pubblico di molti teatri. Lo spettacolo soffre innanzi tutto del confronto con il capolavoro cinematografico. Il test non era facile e la bravura delle due vecchiette omicide non sono ugualmente efficaci nella versione dal vivo sebbene le attrici Miranda Martino e Viviana Toniolo facciano del loro meglio. Chi non convince davvero sono i due interpreti maschili nella parte dei due nipoti: il protagonista Mortimer (come non ricordare Cary Grant?) e il pazzo Teddy convinto di essere il presidente degli Stati Uniti. Le mediocri prestazioni artistiche dei due attori teatrali danneggiano il gusto della commedia riducendo di molto l’effetto comico. Il celebre film schierava nomi di prima grandezza (tra i quali oltre Cary Grant comparivano Peter Lorre e Priscilla Lane) nel rispetto di un progetto che voleva grandi artisti al lavoro su un grande copione teatrale.
Lo spettacolo degli Attori e Tecnici invece non soddisfa i requisiti della commedia e lascia in superficie il gioco del teatro tiepidamente rappresentato.
Chi riteneva fino ad oggi la firma di Attilio Corsini alla regia una garanzia per assistere ad un buon spettacolo questa volta dovrà ricredersi. La scarsa qualità nazionale sta evidentemente abbassando il livello generale delle produzioni anche tra i gruppi che mantenevano un certo nome nel buon teatro italiano.
Quando si parla di decadimento del teatro italiano si accampano scuse di ogni tipo tra le quali si dice anche che mancano buoni testi da rappresentare e buoni autori di commedie. Esperienze come “Arsenico e vecchi merletti” dimostrano invece che non sono certo i copioni a fare difetto ma sono gli allestimenti superficiali e faciloni con artisti di scarso livello a rendere scadente il panorama.
In realtà non è nemmeno questo il problema. Il vero dramma è il solito problema del libero mercato che difetta nel nostro paese in tutti settori e si fa sentire anche sul palcoscenico: i teatri stabili circuitano spettacoli e promuovono produzioni non in base alla loro qualità artistica o alla novità culturale ma in base ad equilibri di scambio o di opportunità “politica”, in base a dubbie coproduzioni, ad amicizie e a quant’altro. Basta confrontare i cartelloni dei teatri stabili da un anno all’altro: sempre le stesse compagnie ospitate, sempre i medesimi artisti, sempre i soliti autori. E le novità? E le giovani compagnie? E gli spettacoli di qualità? Si vedono raramente, sempre più in spazi “off” , sempre più emarginati dal circuito, esonerati dai cartelloni, espropriati dagli spazi, esiliati dal panorama culturale.
Per qualche tempo la qualità teatrale ha provato a rifugiarsi nei festival ma da qualche anno anche quelli sono passati in mani più “opportune” esercitando selezioni accurate tra “spettacoli protetti” e spettacoli di “chi ti manda”.
I cartelloni delle programmazioni nei teatri nazionali funzionano secondo un vero sistema “all’italiana” nel più bieco significato del termine. Come uscire da questo cattivo costume? Abbiamo assistito a “mani pulite”, e a “banche pulite”, possiamo forse sperare in una stagione di “teatri puliti”?
Elena Siri da www.legnostorto.it
Autore: Elena Siri www.legnostorto.it